Nel 393 d.C., l’imperatore romano Teodosio I firmò un editto che pose fine a oltre mille anni di storia: i Giochi Olimpici antichi vennero ufficialmente banditi. La storiografia ufficiale ci ha sempre raccontato che il motivo fu religioso, una purificazione dai riti pagani in nome del nuovo cristianesimo imperiale.
La storiografia ufficiale mente.
La verità è sepolta nel fango del tempo e negli abissi del Mar Mediterraneo. I giochi non furono interrotti per un capriccio politico o religioso, ma per una quarantena interstellare.
Per secoli, l’antica Grecia non era stata solo una culla di filosofi e guerrieri, ma il “vivaio” preferito della Casata Parteno, una delle scuderie d’élite che si contendevano la gloria nell’Arena delle Olimpiadi Galattiche. Gli Dei dell’Olimpo non erano miti: erano i manager, i talent scout e i presidenti di megacorporazioni extraterrestri che prelevavano i più grandi campioni umani (da Eracle a Licaone) per farli gareggiare dall’altra parte dell’universo. Poi, uno scandalo politico galattico portò alla squalifica di Parteno e alla cancellazione della Terra dalla mappa dei giochi. Il radiofaro che univa Olimpia alle stelle venne spento, e agli umani fu tolto il diritto di guardare al cielo.
Fino ai giorni nostri.
La riattivazione spontanea di quel legame biologico e digitale, amplificata dai server terrestri, ha squarciato di nuovo la barriera. Quattro umani moderni — quattro persone straordinarie, viziate, ricche e assolutamente non addestrate alla sopravvivenza cosmica — sono stati strappati dalla loro orbita turistica e scaraventati nel cuore del più grande e spietato show della galassia.
Questo portale, www.parteno.it, è il diario di bordo permanente di quella spedizione. È la cronaca di un riscatto millenario. È la storia di una squadra che non doveva esistere, costretta a competere contro i titani dell’universo per un’unica, disperata posta in gioco: vincere, o morire nello spazio.
Benvenuti a bordo. La sfilata delle nazioni è appena cominciata.

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